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I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

  • Francesca Di Pietro
  • 8 ott 2016
  • Tempo di lettura: 3 min

Lo si schiaccia dolcemente tra lingua e palato; lentamente fresco e delizioso, comincia a fondersi: bagna il palato molle, sfiora le tonsille, penetra nell’esofago accogliente e infine si depone nello stomaco che ride di folle contentezza.

(G. Flaubert)

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono patologie caratterizzate da un' alterazione delle abitudini alimentari e da un' eccessiva preoccupazione per il peso e le forme del corpo. Con questo termine si fa riferimento dunque ad un disturbo o disagio caratterizzato da un alterato rapporto con il cibo ed il proprio corpo. Quando le caratteristiche del disturbo alimentare diventano importanti e coincidono con i criteri diagnostici di uno stato psicologico specifico allora si può parlare di vera e propria patologia. Insorgono prevalentemente durante l' adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile, anche se sono in netto aumento anche nel genere maschile. Non casualmente tali patologie si sviluppano nel periodo adolescenziale durante il quale i mutamenti corporei sono molto forti. La fatica di crescere, la difficoltà ad accettare i cambiamenti che appaiono minacciosi, la paura di abbandonare le sicurezze infantili, si esprime nel modo più semplice, non crescere rifiutando il corpo sessuato e tutto ciò che ne consegue. La ribellione si manifesta attraverso il controllo sull’unico elemento che rientra sotto il proprio dominio: il corpo appunto. I disturbi alimentari come l’anoressia e la bulimia, sono malattie gravi che si servono del corpo, che viene colpito duramente nelle sue funzioni elementari, per esprimere una sofferenza profonda. Il corpo, infatti, contiene e dà voce alla nostra angoscia. Attraverso la postura e gli atteggiamenti, riusciamo a “non sentire” e a non essere consapevoli delle nostre emozioni molte volte cariche di sofferenza e paura. In tal modo disconosciamo i nostri bisogni e allo stesso tempo noi stessi. E’ necessario pensare agli aspetti paradossali di godimento nella malattia se si vuole tentare di illuminare e curare l’attaccamento al sintomo e la resistenza al cambiamento, fenomeni propri di ogni patologia psichiatrica e dei disturbi alimentari in modo del tutto speciale. I disturbi del comportamento alimentare sono strettamente correlati al concetto di " piacere". soprattutto nell’ anoressia nervosa e nella bulimia nervosa. Per una persona sana mangiare è, oltre ad un bisogno fisiologico, un bisogno di provare piacere, di gratificazione, di soddisfacimento. La ricerca ha confermato questo aspetto negli ultimi dieci anni scoprendo i meccanismi cerebrali che legano il cibo a sensazioni piacevoli. Infatti la scienza ha dimostrato che quando mangiamo pietanze particolarmente appetibili entra in gioco il neurotrasmettitore dopamina. Nei soggetti con trascorsi anoressici , l' anfetamina, deputata al rilascio della dopamina, scatena ansia, accendendo una zona del cervello nota per il suo legame con le sensazioni che si avvertono quando ci si preoccupa delle conseguenze. Quindi quando le persone affette da anoressia nervosa mangiano, la dopamina anziché procurargli piacere le manda in ansia, trasformando l'alimentarsi in qualcosa di spiacevole. Tra i fattori individuali che predispongono allo sviluppo dei DCA ci sono: familiarità con le diete ed il sovrappeso, insoddisfazioni corporee, rifiuto di un corpo sessuato, difficoltà nel riconoscere e gestire le emozioni, cambiamenti puberali ed esperienze sessuali vissute come traumatiche, tratti ossessivi di personalità o disturbi di personalità di tipo borderline. A livello familiare è presente scarsa differenziazione dei ruoli, invischia mento iperprotettività, incapacità di gestire i conflitti, rigidità e diffidenza verso l’esterno, un alto grado di controllo ed un basso grado di coesione. Ci sono molte difficoltà nel rapporto psicoterapeutico con soggetti con DCA, poiché di rado si prestano spontaneamente al trattamento; la maggior parte si propone in modo passivo considerando il male minore rispetto ad un ricovero clinico o ad una alimentazione forzata. E’ difficile creare un’ alleanza terapeutica poiché vedono nel terapeuta il nemico che vuole farle ingrassare. E’ necessario indagare gli eventi che hanno caratterizzato la storia di questi pazienti, il loro modo di essere, le paure di cui non sono coscienti.

Bibliografia

Il muro dell’ anoressia” Domenico Cosenza Astrolabio editore 2008

La gabbia d’ oro” Bruch Hilde Feltrinelli editore 2008

Donne che mangiano troppo” Gockel Feltrinelli editore 2002


 
 
 

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